Associazione Culturale Italia Medievale

Raccolta di novità editoriali sul Medioevo selezionate e suddivise per categorie

Medioevo Magico

Medioevo Magico

La magia tra religione e scienza nei secoli XIII e XIV

di Graziella Federici Vescovini

pp.484, € 29,00

UTET, 2008      

ISBN: 9788802079264

Che cosa è stata la magia nei secoli, in particolare in quel periodo ritenuto magico per eccellenza, ossia il Medioevo? Quali le relazioni tra magia, scienza e religione, illusione e realtà? Che cosa si intende per magia? Quale il ruolo del Demonio nella magia? Quante immagini del Demonio si sono avute in quei secoli cosiddetti "bui"? A questi interrogativi, come a quello della definizione di "occulto" e di occultismo a cui risposero alcuni dotti del Medioevo, il lettore potrà trovare articolati chiarimenti secondo un tracciato storico individuato su documenti e testi per lo più inediti o poco conosciuti di autori dei secoli XIII e XIV talora conservati in rari incunaboli del secolo XV: una storia della magia che si configura pertanto come una storia della filosofia, della scienza e dell'occultismo nel periodo maturo del pensiero medievale. Il mondo contemporaneo, con tutta la sua sofisticata tecnologia, ha veramente espunto i tratti essenziali della magia dal suo orizzonte?

Recensiome di Marina Montesano sul Manifesto del 16 novembre 2008

Nuove linee di ricerca sui contenuti magici della scienza medievale

A partire dai secoli XI e XII, il risorgere dei traffici e dei contatti nel Mediterraneo contribuirono alla reintroduzione in Occidente di branche della cultura scientifico-filosofica di matrice classica o tardoantica, passata attraverso elaborazioni e traduzioni arabe e ebraiche. Nella conoscenza di questi testi l'Italia giocò un ruolo importante, grazie a numerosi centri di traduzione dal greco e dall'arabo. A Montecassino e a Salerno erano stati volti in latino numerosi trattati di medicina; in Sicilia, presso la corte di Guglielmo I, si erano avute traduzioni di Platone, Aristotele, Tolomeo e Diogene Laerzio; all'incirca nello stesso periodo, cioè verso la metà del secolo XII, Giacomo Veneto compiva la più ampia traduzione latina del corpus aristotelico, mentre pochi anni più tardi Gherardo da Cremona traduceva dall'arabo una settantina di opere, fra cui numerose di argomento astrologico. In certi ambienti, come la scuola di Chartres, l'interesse per la filosofia, soprattutto neo-platonica, si accompagnava all'indagine nel campo delle discipline «magiche», intese come più profondi metodi di ricerca delle cause occulte che producono i fenomeni naturali.
La complessa società basso- e tardomedievale non elaborò pareri e comportamenti univoci nei confronti di tali fenomeni. Da una parte, la preoccupazione per la vanitas magicarum era rinverdita da una larga parte del mondo ecclesiastico, con in testa i domenicani e poi anche i francescani D'altro canto, quei secoli conobbero anche una ripresa «in positivo» della figura del magus. La magia come scienza sperimentale e naturale, purché pura da compromissioni demonolatriche, si appoggiava al vasto consenso di numerosi intellettuali verso la cosiddetta magia «bianca».
Al dibattito intorno alle «nuove scienze» e ai loro contenuti magici è ora dedicata una bella e densa monografia di Graziella Federici Vescovini, Medioevo magico. La magia tra religione e scienza nei secoli XIII e XIV , recentemente uscita per Utet. Due sono le principali linee di ricerca che si intrecciano lungo tutto il volume. Da una parte, infatti, l'autrice analizza i contenuti di scritti ermetici, astrologici, demonologici (che vanno dal Picatrix, alla Tabula smaragdina, al Liber Raziel, ai diversi testi attribuiti a Salomone), rintracciandone le radici culturali, mentre dall'altra prende in considerazione il peso che essi ebbero nella società occidentale. Un peso rilevante, sia per quanto concerne le posizioni teologiche espresse dalla Chiesa, e che portarono nel corso del Trecento a equiparare la magia all'eresia, aprendo così la strada alle persecuzioni, sia in relazione a quanti, in modo diverso a seconda dei casi, ne subirono il fascino: da Michele Scoto a Arnaldo di Villanova fino al «nigromante» Cecco d'Ascoli, che pagò con la vita l'avere praticato scienze occulte.
Si tratta di un capitolo importante della storia culturale europea, come attesta anche la ricca bibliografia con la quale Federici Vescovini conclude il suo lavoro. Peccato quindi che il complesso di questi studi non abbia grande riscontro al di fuori di settori specialistici, soprattutto perché questo vuoto viene spesso riempito dalla molta cattiva letteratura pseudo-esoterica che invade gli scaffali delle librerie.

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