Pescatori di uomini
Predicatori e piazze alla fine del Medioevo
di Maria Giuseppina Muzzarelli
Collana "Biblioteca storica"
pp. 336, ¤ 22,00
Il Mulino, 2005
ISBN: 88-15-10776-2

L'arte della comunicazione non l'hanno scoperta gli imbonitori televisivi: già nel Medioevo i predicatori erano maestri nell'arte, virtuosi della parola e dei suoi segreti, incantatori delle piazze. A tale "spettacolo" della predicazione è dedicato questo libro. La predica, che serviva a "pescare uomini", doveva quindi essere un'esca appetibile: seguendo vere e proprie strategie retoriche il predicatore ammaliava il pubblico, lo incatenava alle sue parole, e lo sospingeva per la strada della fede con la forza e la suggestione del suo discorso. E i bravi predicatori (da Giordano da Pisa a Bernardino da Siena, da Giacomo della Marca a Bernardino da Feltre), al pari delle star odierne, erano contesi dalle città che facevano a gara per assicurarseli. Bernardino da Feltre, che era uno dei più famosi, solo negli ultimi cinque anni di vita percorse, sempre a piedi, quasi 6.000 chilometri. Attingendo a cronache e documenti del tempo, l'autrice delinea un quadro vivace e curioso di questo aspetto centrale nella religiosità e nella vita della città medievale.
Maria Giuseppina Muzzarelli insegna Storia medievale, Storia delle città e Storia del costume e della moda nell'Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato "Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo" (1999) e "Il denaro e la salvezza. L'invenzione del Monte di Pietà" (2001). Tra gli altri suoi libri: "Donne e cibo" (con F. Tarozzi, Bruno Mondadori, 2003).
PESCATORI
DI UOMINI
La
«biomatematica, ovvero le probabilità di preda e
predatori» del fisico matematico Vito Volterra, in particolare
gli «studi analitici su habitat, animali e attività
umane» per la «messa a punto per calcolare il punto di
equilibrio fra specie diverse, ma legate fra loro dalla catena
alimentare», mi hanno portato ad ipotizzare l'idea espressa di
seguito. Il fatto saliente di riferimento alla suddetta
biomatematica, che si rifà alla relativa, cosiddetta, «legge
di perturbazione delle medie» portata agli estremi, fa
concludere che si presenta «la possibilità di un
equilibrio con l'esaurimento della specie predatrice: la popolazione
predatrice si esaurirebbe grazie alla pesca, mentre le prede
raggiungerebbero un equilibrio». Qui si esaurisce il fatto
scientifico, ma riflettendo sul "fattore"
umano della «pesca», moderatore del supposto rapporto fra
prede e predatori animali, con un sobbalzo, sono stato portato a
trascenderne la funzione, intravedendovi la dimensione umana,
anch'essa divisa fra "prede" e "predatori". Da
qui un altro sobbalzo, molto più significativo, mi ha lasciato
intravedere la profondità ed importanza inimmaginata della
missione del Cristo evangelico che si dispone a "trasformare"
i suoi apostoli in «pescatori d'uomini» dopo il suo
battesimo nelle acque del Giordano ad opera di Giovanni Battista,
così come riportato, con estrema chiarezza, nei Vangeli di
Matteo e Marco (Mt 4,19 e Mc 1,17).




